Sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia dei Nuba attraverso il video

Per il fotografo e videomaker britannico Richard Budd tutto è iniziato con una singola fotografia: l’immagine di un ragazzo dei Monti Nuba, nello Stato del Kordofan Meridionale in Sudan, che si chiede perché la sua scuola sia stata chiusa. La scuola secondaria, una delle poche rimaste dopo 21 anni di guerra civile, aveva appena perso i finanziamenti della comunità sudanese di New Orleans in seguito all’uragano Katrina. I Monti Nuba si trovano nello Stato del Kordofan Meridionale, al confine con il neonato Stato del Sud Sudan. La firma dell’Accordo di pace globale del 2005 avrebbe dovuto porre fine a 21 anni di guerra civile tra nord e sud, e portò anche alla creazione del nuovo Stato del Sud Sudan nel luglio 2011. In base ai termini dell’accordo, il Kordofan Meridionale e il vicino Stato del Nilo Azzurro sarebbero rimasti sotto il governo del Sudan settentrionale, ma con un certo grado di autonomia.

Ma nel giugno 2011, un mese prima della successione del Sud Sudan, il governo sudanese di Omar al-Bashir compì un massacro nella capitale del Kordofan Meridionale, Kadugli, e avviò una campagna di bombardamenti in tutto lo Stato, tuttora in corso nel 2013. Gli attacchi contro lo Stato del Nilo Azzurro iniziarono nel settembre 2011 e centinaia di migliaia di persone sono fuggite da entrambi gli Stati. Molti Nuba si trovano ancora in Sudan e corrono a rifugiarsi nelle grotte delle montagne quando sentono gli aerei. Le coltivazioni sono state bombardate per due stagioni, quindi non c’è cibo. Le medicine e i vaccini sono esauriti e in tutto lo Stato del Kordofan Meridionale c’è un solo chirurgo per occuparsi delle centinaia di terribili ferite causate dalle bombe. Nonostante gli accordi, il Sudan non ha consentito l’ingresso di aiuti umanitari nella zona dall’inizio degli attacchi. Circa 70.000 Nuba sono fuggiti nel campo profughi di Yida, nel vicino Stato dell’Unità, in Sud Sudan, dove le forniture sono limitate dall’ONU, che vuole trasferire i Nuba in un’altra area. Alcuni muoiono durante la lunga marcia verso una relativa sicurezza. Altri tornano sulle montagne in cerca di aiuto dopo aver scoperto che nel campo non ci sono chirurghi disponibili. Tra le numerose tribù Nuba, che contano complessivamente oltre un milione di persone, esiste un forte elemento comune: la tolleranza verso gli altri. Questa tolleranza ha favorito un’armonia che consente la convivenza di 50 lingue parlate diverse, oltre al cristianesimo, all’islam e alle credenze animiste; spesso nella stessa famiglia convivono cristiani e musulmani. Dopo aver raccolto fondi per costruire una nuova e prospera scuola secondaria nei Monti Nuba, Richard è ora impegnato a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia del popolo Nuba, mentre diventa sempre più evidente che è in corso un genocidio. Nuba Now lavora per educare il pubblico, informare i media e presentare petizioni ai parlamentari sulla tragedia dei Nuba. Tra le numerose necessità fondamentali dei rifugiati di Yida c’è l’istruzione continua dei bambini: solo il 2% della popolazione ha ricevuto un’istruzione di livello elementare. Purtroppo l’ONU classifica i campi dello Stato dell’Unità come strutture transitorie, a causa della loro vicinanza al confine pericoloso, e pertanto non può fornire altro che il sostegno più essenziale. I Nuba hanno quindi istituito le proprie scuole, dove insegnanti volontari impartiscono lezioni a classi di oltre 150 studenti seduti su tronchi e con pochissimo materiale didattico. Fotografo commerciale di successo nel Regno Unito, Richard ha riconosciuto che le sue competenze nel racconto per immagini potevano contribuire significativamente alla causa. Dopo aver già visitato più volte il Sudan, alla fine del 2012 si è recato nel campo profughi di Yida, in Sud Sudan, per documentare la tragedia di queste persone straordinarie. Equipaggiato con la sua DSLR e un RØDE VideoMic Pro, ha raccolto una serie di interviste e documentato la cultura dei Nuba, una cultura seriamente minacciata di scomparire. Il toccante micro-documentario, montato da Richard e da sua moglie Claire (ex giornalista televisiva della BBC), mostra l’umanità dei Nuba e la realtà della loro lotta mortale per impedire la scomparsa della loro cultura. Nell’intervista, il vescovo Andudu parla dei terrori vissuti dal popolo Nuba e delle sfide che ora deve affrontare senza la propria terra, i raccolti o qualsiasi aiuto umanitario di base. «Ogni visita in Sudan è stata difficile, ma allo stesso tempo enormemente gratificante», spiega Richard. «Questa volta è stata la più dura, sapendo ciò che so dell’orrore inflitto a queste persone negli ultimi due anni, conoscendo la loro natura meravigliosa e sapendo quanto meno di chiunque altro meritino un trattamento simile. Ho visto cose che non dimenticherò mai. Storie strazianti, alcune troppo dolorose da raccontare. A volte nascondo gli occhi dietro l’obiettivo e piango. Le persone che incontro sono troppo coraggiose per piangere e sembrano irradiare speranza nonostante quella che deve essere una terribile angoscia mentale. Molte delle donne con cui parlo hanno perso dei figli. Non riesco nemmeno a comprendere il loro dolore.» Nuba Now mira a sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sui violenti attacchi contro i Nuba, con due obiettivi fondamentali. Il primo è l’istituzione di una no-fly zone sul Kordofan Meridionale per impedire i regolari bombardamenti del governo contro comunità innocenti. Il secondo è ottenere la revoca del divieto di ingresso degli aiuti umanitari nei Monti Nuba, dove migliaia di Nuba muoiono di fame a causa dei bombardamenti che hanno distrutto la principale fonte di cibo agricolo. La campagna ha creato un gruppo su Twitter e Facebook per diffondere il proprio messaggio e chiede alle persone di firmare la petizione online e inoltrare la lettera di protesta al proprio parlamentare o rappresentante. La campagna Nuba Now non chiede fondi: chiede soltanto alle persone di contribuire diffondendo le informazioni. Richard raccoglie inoltre fondi per l’istruzione del popolo Nuba attraverso l’associazione Key to the Future (ente di beneficenza registrato con il numero 1137547). Per ulteriori informazioni, scrivere a richard@richardbudd.co.uk.